INCONTRO
La Ragazza era immobile, davanti al bar in attesa, era l'ora dell'aperetivo ed entravano in molti, il suo sguardo si posava su ciascuno di loro, chiedendosi ogni volta, curiosa e un po' agitata, di ognuno se fosse finalmente lui.
Era molto elegante, indossava un pò nervosamente, come da sua richiesta, una camicia di seta bianca classica che nascondeva un pò le sue splendide forme ed una minigonna nera, incredibilmente corta, con calze autoreggenti nere che lasciavano intravedere il pizzo ogni volta che si chinava, le scarpe erano nere con un cinturino sottile alla caviglia ed il tacco altissimo.
Questo forte contrasto, da collegiale sopra e molto sexy sotto la metteva un pochino a disagio, provocandole però nello stesso tempo brividi di eccitazione.
Lui era stato molto preciso ed esigente nel descriverle cosa doveva indossare e come doveva prepararsi all'incontro, sotto gli abiti aveva un completo intimo di pizzo nero, aveva poi dovuto depilarsi completamente, massaggiarsi tutto il corpo con una crema profumata e truccarsi molto poco con solo un velo di rossetto rosa alle labbra.
Cominciava a sentirsi un po' inquieta, non l'aveva mai visto di persona, a parte una foto un pò sbiadita che le aveva mandato tempo prima, ma era come se lo conoscesse da sempre, si sentiva già parte di lui e il desiderio di incontrarlo era talmente forte da urlare, ma era anche turbata da una sottile e penetrante paura, che le aggrovigliava lo stomaco.
L'attesa si era fatta quasi insopportabile quando improvvisamente sentì una mano appoggiarsi alla sua spalla e quella voce adorata, così tante volte ascoltata al telefono, che pronunciava piano il suo nome.
Si voltò lentamente, tremante dall'ansia di trovarsi finalmente di fronte a lui, e mentre mille pensieri vorticavano insieme nella sue mente, l'uomo avvicinò il suo viso dandole un lieve bacio sulla guancia, salutandola e sussurrandole ad un orecchio: "adesso entriamo tesoro, beviamo un aperetivo e poi ti seguirò a casa tua".
Lei acconsentì con un cenno del capo, ancora troppo agitata e confusa per dire qualcosa.
Entrarono nel bar, grande, luminoso, con il bancone di marmo colmo di vassoi con salatini, tartine e sottaceti.
Lui , senza consultarla ordinò due negroni e appena pronti, sempre senza staccare gli occhi dai suoi, le porse un bicchiere cominciando poi a bere lentamente, guardandola con un'intensità ammaliante e dicendole sorridendo : "mangia qualche oliva cucciola, mettile in bocca, assaporale, succhiale..." .
Lei prese un oliva con le dita un pò tremanti, la mise tra le labbra e la succhiò, socchiudendo gli occhi, sempre sotto il suo sguardo magnetico e indagatore, e poi sputò il nocciolo.
Lui disse : "ancora" , lei lo fece di nuovo, ogni tanto beveva un sorso di negroni che le bruciava la gola e lo stomaco, gli occhi dell'uomo erano fissi su di lei, la facevano tremare, sembrava che volessero entrarle dentro le viscere, esplorare i recessi più segreti della sua anima, non si aspettava un incontro di questa intensità, pensava che si sarebbero prima conosciuti amabilmente invece si sentiva già totalmente dominata dalla sua personalità, dai suoi desideri.
Finito l'aperetivo le tolse di mano il bicchiere e l'appoggiò al bancone, dicendole : "adesso andiamo dolcezza", quindi uscì e, senza parlare, la seguì verso casa.
Arrivarono al portone, lei lo aprì, entrarono e presero l'ascensore, appena la porta si chiuse lui disse : "ora fai una cosa per me, togliti le mutandine" , lei lo guardò un pò confusa e titubante, e lui "avanti stella, levatele subito e dammele, sai che devi ubbidirmi".
La ragazza si chinò un pò in avanti, mise le mani sotto la gonna e fece scivolare giù, lungo le lunghe e tornite gambe il piccolo indumento di pizzo, poi con il volto imporporato dall'emozione lo diede a lui, che lo prese, lo osservò un attimo e sorridendo lo infilò in una tasca dicendole : "perfetto, molto brava, d'ora in poi però ricordati che non devi pensare o discutere, ma fare quello che ti chiedo, sempre e comunque, a meno che tu non voglia interrompere tutto qui...", "no, no2 disse lei, "sono solo un pò nervosa ma sai che sono tua, e voglio esserlo", "sì stella, lo so e non dubitare che lo sarai, totalmente".
Entrarono in casa, una casa piccola ma molto carina, lui le disse di andare verso la camera da letto e la seguì.
Giunti in camera le disse di fermarsi e restare immobile, tolse un lungo e soffice foulard di seta nera da una tasca e si avvicinò, prima le sfiorò i capelli scendendo con la mano lungo il collo, provocandole brividi di piacere, il volto dell'uomo si avvicinò alla sua nuca, aspirando il fresco profumo dei suoi capelli, lei sentiva i suoi leggeri respiri e le sue labbra che sfioravano la sua pelle senza però mai poggiarsi abbastanza da permetterle di sentirle su di sé, scossa da brividi dovette trattenersi dall'impulso di girarsi e buttargli le braccia al collo, non aveva mai desiderato così tanto un bacio di un uomo e avrebbe fatto qualsiasi cosa in quel momento per poter sentire nella sua bocca il sapore delle labbra e della lingua del suo amato.
Mentre lei era persa in questi pensieri sentì il suo volto allontanarsi nuovamente, e improvvisa l'oscurità scendere sui suoi occhi togliendole la familiare e rassicurante vista della sua camera da letto, mentre lui legava la benda sulla sua nuca stringendo forte per poi allontanarsi da lei, lasciandola immersa nel buio e nell'incertezza.
Per un tempo che le parve interminabile lo sentì camminare lentamente intorno a lei senza parlare, come per soppesarla, per valutare la sua preda e quest'attesa snervante la faceva impazzire fino al punto in cui avrebbe desiderato quasi urlare pur di spezzare quella silenziosa tensione che l'attanagliava.
Finalmente parlò di nuovo : "ora piccola togli le scarpe, sfilati le calze e dammele, poi togliti il resto dei vestiti".
Sollevata dall'interruzione di quell'estenuante e misteriosa attesa iniziò lentamente, sempre con la benda sugli occhi, a slacciare i listini e togliere le scarpe, sfilò piano, un pò impacciata le calze autoreggenti e le consegnò a lui, poi un pò nervosa si sbottonò e sfilò la camicia lasciandola cadere alle sue spalle, slacciò il reggiseno lasciandolo cadere a terra e rivelando un seno piccolo ma bellissimo e infine si tolse la gonna, mentre un caldo rossore ammantava le sue gote e rimase ferma in piedi, in mezzo alla stanza, completamente nuda.
Lui le disse : "non muoverti e non parlare", e ricominciò a girarle lentamente intorno, senza toccarla, quell'ulteriore attesa, la benda, la nudità e anche il negroni la resero sempre più nervosa e spaventata tanto da rasentare le lacrime, finché finalmente lui le toccò le braccia da dietro.
Ebbe un forte sussultò, e rimase rigida e agitata mentre lui, delicatamente ma con fermezza, le unì le mani dietro la schiena legandole con le sue calze, strinse un pò facendole sentire un lieve dolore ai polsi ed emettere un piccolo gemito, cui l'uomo rispose : "so che ti fa un pò male, ma è necessario, tu ora sei mia e io godo anche nel vederti soffrire, il tuo consapevole e accettato dolore è la fonte primaria del mio piacere".
Questa frase la fece rabbrividire mentre sentiva una strana contrazione tra le gambe, era molto spaventata ora, ma anche terribilmente eccitata, anche lei desiderava umiliarsi e soffrire per dargli piacere e godere lei stessa della sua sottomissione, ma fino a che punto ? Sarebbe stata in grado di resistere e le sarebbe davvero piaciuto ?
Queste erano le domande che ora vorticavano nella sua mente, insieme alle più strane sensazioni mai provate prima.
In piedi, nuda, bendata e legata si sentì totalmente inerme davanti a lui.
"adesso dolcezza sei mia e posso fare di te tutto ciò che voglio" disse mentre lo sentiva avvicinarsi posando una mano sulla sua spalla, provocandole tremito sulla pelle anche per quel semplice contatto, poi spingendola delicatamente la fece uscire dalla camera portandola in soggiorno, dove prima aveva visto una specie di panca, non molto larga che poteva servire perfettamente al suo scopo.
La fece inginocchiare e poggiare con la pancia sulla panca, così che i seni sporgessero liberamente da un'estremità e usando alcune sottili corde che aveva portato con sé la lego' in quella posizione con le braccia larghe, tirate lungo le estremità della panca, e le cosce ben divaricate.
Così aperta, cieca e offerta liberamente ai suoi sguardi la giovane si sentiva totalmente imbarazzata e terrorizzata, ma continuava anche a chiedersi perché, con tanta paura e tensione, che le attanagliavano lo stomaco,il suo ventre continuasse a pulsare e a bagnarsi in modo così abbondante, sentiva che se solo lui l'avesse toccata, anche solo per un attimo nei punti giusti, avrebbe potuto avere un orgasmo di un intensità mai provata prima.
L'uomo avvicinò la bocca al suo orecchio, dicendole che aveva intenzione di appenderle dei pesi al seno, lei non aveva mai fatto nulla del genere anche se nelle molte conversazioni in chat e al cellulare con lui ne avevano parlato spesso, ora l'idea la spaventava molto, ma era così eccitata per tutta quella situazione così tanto attesa e sognata che non aveva più nemmeno idea di cio' che realmente la spaventava o che al contrario la eccitava.
Lui iniziò a sfiorarle il seno con tocchi leggeri e sensuali che immediatamente causarono un fortissimo indurimento dei capezzoli ai quali applicò poi, senza preavviso, due freddi morsetti che la strinsero e punsero abbastanza da farle emettere un grido, cui rispose un sonoro e doloroso ceffone sulla sua natica nuda, che l'azzittì immediatamente, poi l'uomo attacco' due piccoli pesi ai morsetti soppesandoli un pochino sul palmo, quindi abbasso lentamente la mano lasciandoli penzolare liberi.
Lei sentì quasi i capezzoli strapparsi, non era abituata a questo, ma non oso' più protestare o lamentarsi, così strinse i denti, mordendosi il labbro inferiore per non gridare di nuovo, consapevole che la punizione sarebbe stata peggiore del dolore pungente che provava in quel momento.
Lo sentì di nuovo dietro, mentre le forti mani le scivolavano sulla schiena liscia e tesa con lenti e abili massaggi, poi iniziò ad accarezzarle lo splendido sedere provocandole brividi di imbarazzo e piacere finché le abili dita dell'uomo scesero tra le sue gambe, le sembrò quasi di vedere il suo sorriso quando la sua mano affondò nella sua fresca e umida intimità, le dita forti iniziarono a penetrarla lentamente aumentandole ancora l'eccitazione e facendola tremare di piacere.
Poi con suo enorme dispiacere le dita si fermarono e scivolarono fuori, lasciandola con un enorme desiderio, finché sentì qualcosa di duro e freddo spingersi tra le gambe e introdursi facilmente dentro di lei, un vibratore che l'uomo aveva portato con se e che spinse bene in profondità, tra gli ansiti incontrollati di lei, nella fessura ormai completamente bagnata.
Quindi lo accese a bassa velocità e lo bloccò in modo che non potesse più uscire.
Al contatto con lo strumento che le vibrava dentro la ragazza inizio' ad ansimare e muoversi sempre più incontrollatamente, il suo volto era ormai rosso fuoco, e i gemiti si alzavano sempre più rochi e forti.
A questo piacere, forse inatteso, si aggiunse però ben presto un'ulteriore tortura, oltre i pesi al seno, di cui si era già dimenticata, le parve di sentire alcuni clik strani, poi improvviso un forte bruciore sulla schiena che lentamente come un onda scendeva verso le natiche.
Ora gemiti e urli appena trattenuti uscivano insieme dalle sue dolci e piccole labbra mentre la cera rossa e calda come lava disegnava arabeschi di dolore sulla sua tenera e candida pelle fino a sfiorare le parti più intime e delicate del suo corpo, sentiva le gocce ardenti stillare su di sé, guidate come un opera d'arte dall'esperta mano dell'uomo finché appena un attimo prima di diventare insopportabile la cascata di cera si arrestò.
L'uomo si allontanò da lei contemplandola, mentre si dimenava, scossa dal calore della cera, dai brividi un orgasmo sempre più vicino grazie al vibratore che continuava a violarla incessantemente, e dal dolore dei seni ormai tirati e allungati, con i capezzoli tesi e violacei.
Guardava una ragazza che per una passione sfrenata, per un affetto ed un legame che li univa ormai immensamente, si era fatta mettere in quella posizione da lui che in fondo era ancora in parte uno sconosciuto, e sentiva verso di lei un desiderio, una dolcezza, un sentimento molto più forte di quelli provati per le molte altre donne della sua vita.
I gemiti di lei lo riscossero da questi mille pensieri, si riavvicinò e si mise davanti al suo volto, una mano le accarezzo il mento sollevandolo verso di lui e osservò il viso stupendo arrossato da dolore e piacere fusi insieme, le labbra socchiuse, ansimanti, lucide e stringendole piano il collo la baciò.
Un bacio lungo, possessivo, profondo che lei ricambiò con tutta se stessa, ora non sentiva più dolore, umiliazione ma si sentiva davvero parte di lui, sua schiava ma anche sua complice e soprattutto parte della sua stupenda anima.
Quel bacio la rese ancora più sua e mentre le loro bocche si univano iniziò veramente a comprendere quanto le piacesse quella situazione, quanto avesse desiderato quelle emozioni, piacere e dolore insieme, fusi in un unica meravigliosa lega, il cui sigillo era la mente e il corpo di quell'uomo meraviglioso che sentiva di amare già immensamente.
Poi l'uomo si stacco ancora da lei e tornò ad osservare la sua schiena e il suo sedere, ora coperti di rossa cera secca che si ondeggiava come un rosso oceano insieme alle continue contrazioni dei fianchi della ragazza .
Le sfiorò le natiche con il palmo della mano, poi improvviso arrivò un forte colpo che la fece urlare mentre lui staccava con una secca frustata alcuni pezzetti di cera dal suo sedere facendoli volare come rosse farfalle per la stanza.
La ragazza era già dolorante in quel punto, lui lo sapeva bene e proprio per questo si mise a colpirla nuovamente con la sottile e flessibile canna su schiena e natiche aggiungendo alle bruciature delle marcate e sottili striature rosse, lei sentiva la pelle bruciare da morire ed emetteva delle grida che però erano intervallate da ansiti di piacere, poi lo supplicava di smettere e infine di continuare.
Non sapeva bene nemmeno lei cosa volesse far smettere, era troppo confusa la situazione, il dolore era così strettamente legato al piacere da non riuscire più a distinguere l'uno dall'altro, entrambi si stavano impossessando prepotentemente e contemporaneamente della sua mente convincendola che l'uno non potesse più esistere senza l'altro.
Lui la sfiorò nuovamente tra le gambe, con delicatezza dandole ulteriori brividi di eccitazione e poi aumentò la velocità del vibratore facendola tremare di piacere e riprendendo a colpirla lentamente e ritmicamente con la frusta.
La cera saltava via come spezzata da piccole esplosioni danzando sulla sua pelle come a tempo di musica, le sue grida si facevano sempre più ansanti finché lei arrivo ad un orgasmo fortissimo,, devastante che la lasciò distrutta e piangente, lacrime e singhiozzi insieme di gioia e dolore.
In quel momento lui tornò a sollevarle il volto con la mano, le sfilò la benda guardandola negli occhi umidi e felici con grande intensità e baciandola ancora, più forte e più a lungo di prima, sentiva la bocca di lei che come una fiera affamata premeva nella sua come volesse risucchiare persino la sua anima, e fu un bacio insieme voluttuoso e dolcissimo.
Poi, staccatosi da lei, con calma, le sfilò il vibratore, stacco con delicatezza i morsetti dai capezzoli, e la slegò, mentre lei ormai sfinita si abbandonava tra le sue braccia, lui la sollevò delicatamente, come una principessa e la porto' in bagno
Sempre tenendola tra le braccia, aggrappata forte al suo collo fece scorrere l'acqua nella vasca, mentre lei restava immobile, stretta a lui, come se non volesse più staccarsi, poi lentamente la immerse nell'acqua calda, al cui contatto la ragazza iniziò a riprendersi da quello sconvolgimento generale, ora lui si mostrava molto dolce e premuroso, la insaponò dolcemente e a lungo, poi la fece uscire dal bagno asciugandola e infine la massaggiò delicatamente dappertutto con oli profumati che le diedero sollievo alla pelle così provata.
E mentre accadeva tutto questo, lei si rendeva conto di aver spalancato una nuova porta nel profondo della sua anima, di averla oltrepassata giungendo in un luogo diverso, consapevole di non potere e non desiderare mai più tornare indietro e ansiosa di scoprire quanti altri piaceri e dolori la vita e quell'uomo meraviglioso le avrebbero fatto provare.